Ci sono due modi di raccontare il proprio progresso. Il primo è la narrativa nel tempo: prima non sapevo parlare, ora so parlare, e così via. È la storia di come si diventa qualcosa di diverso da ciò che si era.
Il secondo è verticale e riguarda la profondità dell'essere, la capacità di passare dalla modalità dell'avere, in cui tutto è orientato a possedere qualcosa alla fine, alla modalità dell'essere, dove semplicemente si è. Quasi tutti sono concentrati sulla prima narrativa e pochissimo sulla seconda.
Nella seconda la persona che si diventa è diversa in un senso preciso: nella sua potenza c'era già tutto, e lo ha semplicemente espresso. La vera progressione consiste allora nello smettere di contrarsi, fino a lasciar brillare ciò che era già intero. E quando quell'interezza scende nell'azione, il fare smette di riempire un vuoto e comincia a esprimere una pienezza.