Per anni ho confuso due cose che non c'entrano l'una con l'altra: perdonare qualcuno e tornare a fidarmi di lui. Mi sembrava che il perdono, per essere vero, dovesse ripristinare la collaborazione di prima. Così lo rendevo impossibile, perché il ritorno alla collaborazione è una valutazione razionale sulle conseguenze, e il perdono no.
Se mio figlio di due anni rompesse un vaso lo perdonerei in un istante, perché capisco che non sa cosa sia la fragilità. Non gli affiderei comunque un negozio di ceramiche antiche. Le due cose convivono senza contraddizione.
Con gli adulti funziona allo stesso modo. Chi mi fa un torto sta cercando la propria pace con gli strumenti che conosce, e se conosceva solo quello posso perdonarlo subito. Cosa gli affido dopo dipende da un'altra domanda, che riguarda il futuro e non il passato. Tenere separate le due domande rende il perdono facile e le decisioni oneste.